Raggiungere il centro Sardegna lascia sempre la sensazione di lasciarsi avvolgere dal lato più ferale e senza tempo di questa terra.
La pianura e le colline lasciano ben presto spazio a dirupi, gole, e tacchi calcarei; che come denti frastagliati bucano la vegetazione principalmente a base di roverelle, sughere ed olivastri.
Castel Medusa non fa eccezione.
Una volta lasciata la macchina nel parcheggio ed esserci cambiati per la piccola escursione siamo prontamente avvolti da una primavera dispettosa; fatta di sole ed una breve pioggia che non fa altro che rendere il percorso più scivoloso e l’aria ancor più satura del profumo della macchia mediterranea in piena fioritura. Un tripudio di colori ed odori che fa da cornice ad una mattinata dal meteo incerto.
La vista dal Castello già basterebbe a ripagare della discesa, ma non per l’abbondante presenza di calendula o qualche timida orchidea selvatica, bensì per le pareti a picco sui piccoli “fiumi” sottostanti; il Rio Araxisi e quello Misturadroxiu in questo periodo sono ancora ricchi d’acqua ed il loro rumore fa quasi da sottofondo lontano.
Mentre per i più da qui si aprirebbe qualche trekking, o forse qualche scalata in falesia, per noi l’avventura prosegue perdendoci tra lentisco, malvone delle rupi e giovani fichi d’india che minacciano di volersi appropriare del quasi invisibile percorso.
Per chi conosce la strada, a poche centinaia di metri, si aprono grotte tutt’altro che banali.
Spelerpes è sicuramente l’esempio più lampante di quanto non serva scendere in pozzi vertiginosi o passare in traversi da cardiopalma per rimanere affascinati.
A volte basta solo scendere da un piccolo alberello ed affacciarsi in una finestrella senza nemmeno attrezzatura se non un casco munito di torcia.
La Grotta degli Spelerpes ha una lunghezza complessiva di 31 metri; non rientra quindi sicuramente nelle grotte in cui poter passare tutta la giornata in esplorazione, ma regala comunque concrezioni di tutto rispetto sin dai primissimi metri; cosa che all’effettivo ti fa quasi dimenticare dell’abbondante fango che ti aspetta a braccia aperte sin dai primi metri di discesa, proseguendo senza pietà per praticamente tutto il percorso.
Abbiamo quindi una breve discesa a cui segue un'altrettanta breve risalita, creando una sorta di parentesi; ricca di fango argilloso e contornata da un incessante stillicidio che scivola sulle rocce calcaree ed in qualche caso direttamente sulle nostre teste.
Quello che rende preziosa questa grotta non è dunque la presenza di vele frastagliate ed il fatto che sia attiva, cosa che la rende praticamente identica a tante altre grotte; quello che la rende preziosa è che in passato (2014-2015) la grotta è stata monitorata sotto il profilo biospeleologico grazie alla numerosa presenza di Speleomantes Imperialis.
A distanza di dieci anni, Spelerpes, mantiene e riconferma la sua importanza, regalandoci la presenza di nuove deposizioni (in vecchi nidi già censiti) ed una significativa presenza di adulti e sub-adulti (tra cui diverse femmine prossime alla deposizione) nonostante la giornata particolarmente umida all’esterno.
Tutto questo rende la Grotta degli Spelerpes una piccola perla, specie per chi da una grotta non cerca solo l’adrenalina o la maestosità, ma riesce a vedere, invece, l’importanza naturalistica di questi ambienti spesso ostici e sottovalutati.